World - People innovation Technology
A Pirelli magazine issue 2 / 2016

COME STIAMO CAMBIANDO
LE REGOLE
DEL GIOCO?

Una volta ci si arricchiva vendendo prodotti. Adesso che quei prodotti costano così poco da permetterci di comprare una maglietta decorosa a 5€, però, la valuta più preziosa dei nostri tempi sono le idee. Una sera del 2008, due giovani nordamericani bloccati nella neve a Parigi non riescono a prenotare un taxi. Questo dà loro l'idea di creare un servizio per chiamare i taxi via smartphone: et voilà Uber. Ma la corsa alle idee va ben oltre il mondo degli affari: ogni giorno nascono nuove startup, nuove fiere d'arte e nuovi social media. Persino gli chef si definiscono oggi “autori”.

Per la maggioranza, si tratta di pensieri utopistici. A onor del vero, sono pochissime le persone che partoriscono idee davvero genuine. Ma come ci riescono? A volte un'idea innovativa può nascere da una nuova tecnologia: Uber esiste grazie agli smartphone, proprio come Google è una diretta conseguenza del World Wide Web, mentre Galileo si accorse che la terra gira intorno al sole solo perché si era costruito un potente nuovo telescopio. Ma questo non risponde alla domanda più fondamentale: quale tipo di persona tende ad avere idee innovative?

Raramente si tratta di chi è al potere, di dirigenti dai colletti inamidati. In fin dei conti, molte persone raggiungono lentamente posizioni di successo assorbendo la saggezza tradizionale dei loro tempi e insegnandola agli altri. Spesso si tratta di una nobile missione: pensate al rettore di una facoltà di medicina, per esempio, che insegna i modi migliori per gestire e curare un infarto. Ma queste persone hanno solitamente una formazione troppo alta e sono troppo imbrigliate in ciò che è stato loro insegnato per creare qualcosa di assolutamente innovativo. Al contrario, le innovazioni di solito vengono dagli outsider. Parliamo di persone che osservano un campo ben avviato con occhi nuovi, come se fossero dei marziani appena atterrati sulla terra, e dicono: “Ho trovato un modo nuovo per fare questa cosa.”

Questo è chiaro nell'ambito della scienza: Einstein ideò la teoria della relatività non mentre lavorava come professore di fisica, ma come impiegato nell'ufficio brevetti di Berna. Francis Crick era un fisico professionista: solo a carriera inoltrata entrò nel campo della biologia e contribuì alla scoperta del DNA. Uno schema simile può applicarsi al mondo degli affari.

Pensate ad alcuni degli imprenditori più innovativi degli ultimi tempi, come Bill Gates, Mark Zuckerberg e Steve Jobs. A sorpresa, hanno tutti un elemento in comune: tutti hanno abbandonato gli studi universitari. Erano giovani brillanti per niente interessati ad assorbire le nozioni tradizionali o a rendere felici i loro superiori. Anzi, tendevano a pensare che le persone più anziane fossero vecchi pazzi impegnati a rincorrere il vento. Inoltre, erano tutti disposti a correre dei rischi: solitamente, la maggioranza di chi abbandona gli studi pensando di essere migliore di tutti gli altri rimane con un pugno di mosche.

L'outsider non dev'essere necessariamente giovane. Henry Singleton insegnava matematica e ingegneria all'università. Fu lui a programmare il primo computer al campus del MIT, oltre ad essere in grado di giocare a scacchi bendato e ad aver sviluppato un sistema di guida ancora oggi utilizzato nell'aeronautica. Solo dopo aver insegnato all'università si diede agli affari: aveva già più di 40 anni quando all'inizio degli anni Sessanta divenne amministratore delegato di un conglomerato di imprese di nome Teledyne. Poi nei decenni successivi si dedicò a sbancare il mercato azionario: se aveste investito 1 dollaro in Teledyne nel 1963, vi sareste ritrovati con 180 dollari quando Singleton lasciò la carica di amministratore nel 1990.

Singleton è citato nel libro di William N. Thorndike The Outsiders, un'analisi di otto brillanti e straordinari amministratori delegati che, secondo l'autore, avevano tutti un elemento in comune: per ottenere quei risultati, per definizione avevano dovuto “agire in modo diverso rispetto agli altri”. E il fatto di appartenere a settori diversi li aveva aiutati in questa impresa. Nessuno degli eroi di Thorndike aveva seguito il percorso aziendale convenzionale prima di diventare un grande amministratore delegato: Katherine Graham ottenne il titolo in quanto vedova, Warren Buffett in quanto investitore che non aveva mai gestito un'azienda prima, Bill Anders era un ex astronauta, e così via. Queste persone venivano da Marte – quasi letteralmente, nel caso di Anders – e avevano visto le cose da una nuova prospettiva.

Nulla di quanto detto finora vuole screditare le grandi aziende o i percorsi convenzionali come le business school. Una volta che si ha una buona idea, una grande azienda gestita da un amministratore delegato tradizionale che conosce i metodi tradizionali è probabilmente l'istituzione più efficiente che esista per trasformarla in realtà. Ma se si vuole trovare un'idea, è meglio rivolgersi a un ragazzino in tuta che non ha mai lavorato nemmeno un secondo nel settore.

SIMON KUPER

È un giornalista britannico. Nel 1994 inizia a collaborare per il Financial Times. La sua rubrica attuale si chiama “Opening Shot” e viene pubblicata ogni settimana nell'inserto del Weekend del FT.

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