Venticinque anni fa Pirelli lanciava lo slogan “Power is Nothing Without Control”, la potenza è nulla senza il controllo, e mai come oggi quelle parole sembrano così rilevanti. In che modo possono guidarci se le applichiamo al futuro e agli sviluppi della tecnologia moderna?
In un discorso del 1901 a una conferenza di ingegneria, Wilbur Wright, pioniere dell'aviazione, paragonò l’aereo a un “cavallo selvaggio”. L'aereo ha una potenza immensa, spiegò, ma manca di stabilità. Proprio come uno stallone ribelle ha bisogno di un fantino esperto per essere domato, l’aeromobile richiede il talento di un pilota preparato per trovare “l’equilibrio” necessario al volo. L’aviatore esperto, suggeriva Wright, veste i panni del domatore, controlla la macchina perché possa esprimere la propria potenza in maniera costruttiva e non distruttiva.
Le parole di Wright possono essere applicate ad ambiti ben diversi dall'aviazione. L’analogia equestre descrive bene il difficile rapporto tra umanità e tecnologia moderna. Grazie a ingegno e fantasia, noi esseri umani siamo in grado di creare macchine potentissime, capaci di dare nuova forma alla natura, alla società e infine al nostro corpo e alla nostra mente. Eppure facciamo fatica a imbrigliare questo potere. Spesso lasciamo correre libero quel cavallo selvaggio per negligenza o scarsa lungimiranza.
E il prezzo da pagare può essere molto alto. Solo negli ultimi anni, ad esempio, abbiamo capito che social network all’apparenza innocui, come Facebook, Twitter e YouTube, possono essere usati per diffondere odio e propaganda e manipolare opinioni ed emozioni. Problemi che avremmo potuto prevenire ed evitare. Dopotutto, non fanno che rispecchiare il lato oscuro della natura umana. Ma la nostra fascinazione per la tecnologia, alimentata dalla retorica utopistica della Silicon Valley, ci ha resi ciechi di fronte a queste minacce. Non siamo riusciti a esercitare un controllo sufficiente sui nuovi strumenti di comunicazione, sia come individui sia come società.
“Problemi che avremmo potuto prevenire ed evitare. Dopotutto non fanno che rispecchiare il lato oscuro della natura umana”
I progressi tecnologici del futuro continueranno ad aprire la strada a nuovi pericoli e a nuove opportunità. Gli sviluppi dell’automazione – dall’intelligenza artificiale alla robotica fino ai sensori e ai controlli di domotica – rischiano di porre sfide tutt’altro che semplici. Più le macchine diventeranno capaci di portare a termine compiti manuali e intellettuali di grande complessità, occupandosi di mansioni una volta riservate alle persone, più le nostre storiche convinzioni sulla condizione umana verranno messe alla prova. Saremo costretti a rivedere la divisione del lavoro tra uomo e macchina e allo stesso tempo a interrogarci sul ruolo e sulle responsabilità dell'uomo nel mondo.
“Più le macchine diventeranno capaci di portare a termine compiti manuali e intellettuali di grande complessità più le nostre storiche convinzioni sulla condizione umana verranno messe alla prova”
Il rischio più grande è perdere a poco a poco quel talento necessario a gestire il potere della tecnologia. Come affermava Wright, per trarre il massimo beneficio da uno strumento sofisticato, è necessaria una persona competente, chiamata a evitare incidenti e altri problemi. Anche i sistemi ad alta automazione, come gli aerei autopilotati, possono andare incontro a guasti tecnici o circostanze impreviste, casi in cui la competenza umana, quella competenza raggiunta con l'esperienza, è fondamentale. Affidarsi troppo a robot e algoritmi, in qualunque settore, potrebbe voler dire sacrificare l’opportunità di sviluppare e mantenere il talento più nascosto e prezioso di tutti, e diventare guardiani della tecnologia anziché padroni.
“Se l’obiettivo è stare al sicuro, basta osservare gli uccelli seduti su una panchina,” aveva detto Wright nel suo discorso di oltre cento anni fa, “ma se l’obiettivo è imparare davvero, bisogna salire a bordo della macchina e capirne tutti i segreti attraverso l’esperienza sul campo.” Con la sua promessa di una vita comoda e passiva, la tecnologia dell’automazione rischia di trasformarci in spettatori e birdwatcher, osservatori passivi del mondo anziché partecipanti attivi.
Ma un’altra via è possibile. Se progettata correttamente e usata con la giusta preparazione, la tecnologia può condurci su un’altra strada. Può spalancare le porte del mondo, attraverso l’incoraggiamento e gli strumenti utili per sviluppare ed esercitare la nostra conoscenza e il nostro talento. Il potere della tecnologia, se governato con competenza e cura, promuove il progresso dell’umanità invece di limitarlo. Il segreto è “l’equilibrio” di cui parlava Wright, un sistema bilanciato che unisca la forza delle macchine alla conoscenza delle persone che le usano. Senza equilibrio rischiamo di creare un mondo più adatto ai robot che alle persone.