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A Pirelli magazine issue 2 / 2018

Viviamo per
affrontare
nuove sfide

Get Uncomfortable, il titolo del nuovo numero di World Pirelli Magazine, celebra l'uscita dalla comfort zone di ognuno di noi, il rischio quotidiano di andare lì fuori e provare a misurarsi con nuove sfide, per l'adrenalina, per sentirsi vivi. Per sentirsi, in fondo, esseri umani. L'editoriale di Pete Cohen lo racconta.

Chiedetevi quanto dovrebbe durare la vostra vacanza ideale. Due settimane? Un mese? Un anno? Dopo quanto tempo sentireste il bisogno di fare qualcosa, di raggiungere un obiettivo?

Anche se le lunghe pause servono a soddisfare il desiderio di benessere e riposo, gli esseri umani sono teleo-logici: hanno bisogno di uno scopo, di un traguardo, di una meta da inseguire. E molti non riescono a zittire la propria voce interiore finché non hanno raggiunto quegli obiettivi, o almeno ci hanno provato.

Questa forte motivazione ha radici molto lontane. I nostri antenati sapevano di doversi spostare continuamen-te per sopravvivere, solo così riuscivano a trovare abbastanza cibo... o a salvarsi dagli animali feroci.

Ho lavorato con personalità di grande successo e so che il loro il desiderio di realizzazione è così forte da non ammettere pause. Non sanno neppure cosa sia una comfort zone.

Desiderio di autorealizzazione
Il resto delle persone magari è tentato a stare fermo più a lungo, a evitare di spingersi oltre, ma sono convinto che in fondo tutti vogliono crescere. Tutti sentono quell’istinto primitivo che ci spinge a non stare fermi troppo a lungo.

Oggi gli psicologi hanno dato un nome a questa ambizione così umana. Secondo Abraham Maslow, una volta soddisfatti i bisogni fisiologici di sopravvivenza – mangiare, dormire, trovare un rifugio sicuro –, l’uomo conti-nua a salire la "scala dei bisogni" fino ad arrivare all'autorealizzazione, raggiungere il proprio pieno potenziale.

“Ciò che un uomo può essere, deve essere" è una delle citazioni attribuite a Maslow, che così sottolinea quanto faccia bene alla salute mentale di ognuno raggiungere gli obiettivi.

Se invece scegliamo la strada più semplice, allora ci ritroviamo ad affrontare rimpianti, preoccupazioni, dubbi, ansia perché sappiamo di non aver fatto del nostro meglio.

Chi è abbastanza fortunato da avere già soddisfatto i bisogni primari e vuole cimentarsi con l'autorealizzazio-ne, come fa a sapere di aver davvero dato il meglio?

Molte persone apparentemente di successo in termini di status e ricchezza non sembrano felici o in controllo della propria vita.

Siamo al mondo per prosperare
Un altro psicologo, Martin Seligman, riesce a spiegare in maniera chiara che cosa intende per "prosperare" con l'acronimo PERMA. Chi “prospera” prova emozioni positive [Positive emotions], si impegna [Engaged] nelle attività del mondo, si relaziona [Relationships] in maniera sincera con gli altri, dà maggiore significato [Meaning] alla propria vita e alle proprie azioni, e si sente, in definitiva, realizzato [Achieving].

Queste persone riescono a realizzarsi ogni giorno, anche solo mangiando bene o lavorando con impegno, perché questa è la nostra missione, viviamo per prosperare, per evolvere.

Tutto questo può sembrare semplice buonsenso, ma molti di noi fanno fatica a prosperare, credo a causa della mancanza di routine. Le persone di successo seguono alcuni “rituali”, schemi abitudinari, per così dire. Si svegliano e creano la propria giornata: bevono un po’ d’acqua, cominciano a scrivere, si allenano, medita-no.

Rivedono ogni giorno gli obiettivi, esaminano il proprio progresso e valutano se è in linea con la tabella di marcia.

Tutti hanno bisogno di dare il buon esempio. Tutti hanno bisogno di sentirsi artefici della propria vita. E se tutti ci impegnassimo a dare il massimo, immaginate dove potremmo arrivare.

Pete Cohen

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