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A Pirelli magazine issue 1 / 2018

SMART DREAMS.
Conversation
with...

In questo editoriale Peter Cochrane racconta il fil rouge del nuovo numero di World Magazine, il tema che lega interviste, approfondimenti e reportage: “Smart dreams”, un sogno intelligente per vedere nella tecnologia una leva fondamentale per reinterpretare il presente e il futuro, lasciando all’uomo il compito e il fascino di essere protagonista del suo tempo.

Per noi scienziati, i sogni del futuro si ispirano da sempre alle tecnologie e alle conoscenze più moderne; in questo senso possiamo chiamarli “sogni intelligenti”.

Non stupisce che questi sogni rappresentino il tema centrale della fantascienza; di fatto in molti centri di ricerca in cui ho lavorato, gli scrittori di sci-fi vanno a parlare con ingegneri e scienziati dei progetti a cui stanno lavorando e di come vedono il futuro. Gli scrittori poi inseriscono queste idee nelle loro storie, che eventualmente diventano best seller e film campioni di incassi i quali, in un interessante circuito di retroazione, incitano a loro volta ingegneri e scienziati a perseguire con ancora maggior energia e certezza questi sogni.

Ma oggi gli scrittori di fantascienza si confrontano con la stessa sfida degli scienziati: via via che le nostre conoscenze e capacità tecniche esplodono in nuove direzioni, le cose diventano sempre più complesse. In questo turbinio di nuove idee, non è più concepibile che una sola persona apporti tutte le componenti e l’originalità necessarie per realizzare il “sogno intelligente” del futuro. Per questo è essenziale la collaborazione; ed è qui, in definitiva, che l’intelligenza artificiale (IA) può soccorrerci.

Un mio amico, lo scienziato e pioniere informatico americano Alan Kay, le cui idee sono state adottate tra gli altri da Apple, dice sempre che il modo migliore per prevedere il futuro è costruirlo. Nel corso della mia carriera ho realizzato decine di esperimenti che hanno consentito di concretizzare alcuni dei nostri sogni più incredibili. Vi siete mai chiesti come sarebbe avere gli occhi sulla punta delle dita? Una volta abbiamo provato a installarci delle telecamere sulle mani e a bloccare completamente la vista, e questo ci ha dato una visione completamente diversa della realtà; peraltro esistono molti lavori in cui sarebbe estremamente utile poter disporre della vista sulla punta delle dita.

Quando ero capo della ricerca presso la compagnia di telecomunicazioni BT, io e il mio team sognavamo di posizionare i chirurghi direttamente sulla scena dei casi di emergenza, ben sapendo che la prima mezzora dopo un colpo di arma da fuoco, una coltellata o un incidente stradale solitamente determina le possibilità di sopravvivenza della vittima. Così nel lontano 1995 sulle strade di Ipswich, nell’Inghilterra orientale, ci siamo organizzati con le équipe delle ambulanze per assistere i feriti con l’aiuto di un chirurgo attivo dall’ospedale centrale. Le immagini della scena venivano trasmesse al chirurgo, che aveva alcune telecamere montate al di sopra degli occhi per mostrare ai paramedici cosa fare. In pratica, Google Glass 20 anni prima.

Entrambi questi esperimenti coinvolgevano diverse persone; e anche oggi i sogni intelligenti sono frutto della collaborazione. C’è stato un tempo in cui un solo ricercatore scriveva un articolo scientifico, poi siamo passati ai gruppi di due o tre studiosi; ora i team di fisica impegnati sul Grande Collisore di Adroni (Large Hadron Collider) del CERN sostengono di aver stabilito un record, con un solo articolo redatto in collaborazione da 5154 autori.

In un mondo di tale complessità, abbiamo bisogno che l’intelligenza artificiale ci dia una mano. Personalmente penso all’IA come a un amplificatore dell’intelletto che apre la nostra mente alla realtà che ci circonda, come altri sviluppi tecnologici hanno fatto in passato. I microscopi, ad esempio, sono stati di ausilio per le nostre conoscenze sui solidi, perché d’un tratto siamo riusciti a vedere gli atomi, piuttosto che limitarci a pontificare sulla loro esistenza.

Pensiamo a tutte le cose che gli esseri umani non sono in grqado, ancora, di fare: cercare le cellule tumorali, riconoscere modelli meteorologici nefasti o rilevare l’attività sismica; tutte cose che le macchine possono fare molto meglio di noi. In questo senso l’intelligenza delle macchine migliora la nostra capacità di pensare e di agire, e di fatto apre la porta a un tipo di sogni diverso, perché ora possiamo sognare in compagnia delle macchine. E questo è un futuro che spero veramente di vedere.

Peter Cochrane

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